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Quando il legame diventa abisso: Omicidi familiari – Report ONOF (Settimana 15 – 21 Ottobre 2026)

27/10/2026 16:15

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Quando il legame diventa abisso: Omicidi familiari – Report ONOF (Settimana 15 – 21 Ottobre 2026)

Quando il legame diventa abisso: Omicidi familiari – Report ONOF (Settimana 15 – 21 Ottobre 2026)1. Introduzione e cornice istituzionaleIl presente co

Quando il legame diventa abisso: Omicidi familiari – Report ONOF (Settimana 15 – 21 Ottobre 2026)

1. Introduzione e cornice istituzionale

Il presente contributo clinico-scientifico trae origine dall'attività continuativa di monitoraggio epidemiologico e di ricerca forense promossa dall’Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari (ONOF), in costante sinergia con l’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC ETS) — fondata a Roma nel 2001 dal Dott. Massimo Lattanzi e dalla Dott.ssa Tiziana Calzone — e con il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR).

La direzione e il coordinamento scientifico dell'indagine sono affidati al Dott. Massimo Lattanzi (psicologo psicoterapeuta, Ph.D. in Scienze Forensi) e alla Dott.ssa Tiziana Calzone (psicologa psicoterapeuta). L'analisi quantitativa, la sistematizzazione statistica dei dati e il contributo alla stesura dell'elaborato sono a cura delle psicoterapeute in formazione le dottoresse Caterina Ventura e Greta Tucci.

L'impegno congiunto dell'ONOF e dell'AIPC risponde alla primaria esigenza di affrancare lo studio del delitto da una mera registrazione cronachistica o anagrafica: l'evento letale o tentato tale viene decodificato quale esito finale e distruttivo di dinamiche disfunzionali della sfera intima, caratterizzate da deficit di co-regolazione affettiva e dal cedimento dei freni neurovegetativi all'interno delle relazioni di prossimità.

 

2. Il paradigma OSINT e i confini metodologici

La raccolta, il censimento e la correlazione delle evidenze settimanali si strutturano attraverso la metodologia OSINT (Open Source Intelligence) applicata all'analisi clinico-criminologica:

  • Fonti primarie e aperte: Le informazioni provengono dal monitoraggio sistematico delle notizie giudiziarie e dei resoconti di cronaca pubblicati dai media e dalle agenzie di stampa, riflettendo lo stato delle acquisizioni investigative nelle primissime fasi di indagine.
  • Evoluzione processuale dei quadri: Con il procedere degli accertamenti medico-legali, psichiatrici e forensi, le evidenze relative ai moventi scatenanti, all'inquadramento psicologico e all'attribuzione delle responsabilità procedimentali possono andare incontro a revisioni e aggiornamenti.
  • Approccio circolare all'impatto distruttivo: La metodologia scientifica applicata non isola l'omicidio consumato come un fatto avulso dal suo contesto, ma censisce la totalità degli eventi lesivi gravi generati dalla medesima matrice relazionale. Rientrano pertanto nel conteggio unificato gli omicidi, i tentati omicidi, nonché i suicidi e i tentati suicidi attuati dall'autore, così da quantificare l'onda d'urto traumatica complessiva scaturita dal collasso del legame.

 

3. Dinamica degli eventi: la concentrazione della violenza nella rete intima

Se la rilevazione del periodo precedente aveva fatto emergere una letalità quasi esclusivamente confinata all'ambiente dei conoscenti, la settimana dal 15 al 21 ottobre 2026 documenta una drammatica inversione di tendenza: la violenza torna a implodere con ferocia inaudita nel perimetro intimo, coniugale e consanguineo.

Il monitoraggio complessivo rileva 9 vittime coinvolte nei delitti familiari, a fronte di 6 presunti autori:

  • 4 persone vittime di omicidio consumato (3 donne e 1 uomo).
  • 3 persone vittime di tentato omicidio (2 donne e 1 uomo).
  • 2 soggetti coinvolti in condotte autolesive correlate (1 suicidio consumato e 1 tentato suicidio, entrambi autori maschi).

 

La cronaca degli eventi censiti sul territorio nazionale:

  1. Mirandola (Modena, Nord Italia) – Duplice omicidio parentale: Un uomo di 55 anni trucida e decapita all'interno delle mura domestiche entrambi i genitori conviventi (la madre di 74 anni e il padre di 83 anni), rinvenuti immobilizzati a terra.
  2. Cassano Magnago (Varese, Nord Italia) – Femminicidio da parte dell'ex partner: Un uomo di 73 anni intercetta l'autovettura dell'ex compagna di 69 anni, scagliando a 140 km/h il proprio mezzo contro di lei in un impatto frontale deliberato che ne causa la morte immediata.
  3. Roma (Lazio, Centro Italia) – Femminicidio e suicidio nella coppia coniugale: Un uomo di 88 anni sopprime a colpi d'arma da fuoco la moglie convivente di 87 anni, affetta da gravi patologie, togliendosi poi la vita con la medesima pistola.
  4. Imola (Bologna, Nord Italia) – Tentato femminicidio e tentato suicidio: Un uomo di 41 anni aggredisce la moglie nella notte minacciando di sopprimerla; la donna riesce miracolosamente a sottrarsi all'agguato e l'aggressore si lancia da un ponte nel tentativo di togliersi la vita.
  5. Pago Veiano (Benevento, Sud e Isole) – Tentato omicidio coniugale con autrice donna: Nel corso di un violento alterco tra le mura domestiche, una donna di 55 anni infierisce con un'arma da taglio contro il marito di 72 anni, ferendolo gravemente.
  6. Bari (Puglia, Sud e Isole) – Tentato femminicidio sul posto di lavoro: Un uomo di 44 anni raggiunge l'ex moglie sul luogo d'impiego e le versa addosso liquido combustibile tentando di darle fuoco, fermato unicamente dal malfunzionamento del meccanismo d'accensione.

 

4. Analisi focalizzata: femminicidi, tentati femminicidi ed eterodirezione della distruttività

L'impiego rigoroso della nozione clinico-criminologica di femminicidio impone di classificare come tale qualunque condotta soppressiva, consumata o tentata, perpetrata contro una donna in virtù della sua appartenenza di genere o all'interno di relazioni intime, passate o presenti, connotate da sopraffazione e logiche proprietarie.

 

Il superamento clinico dell'«omicidio-suicidio»: la qualificazione di Roma

L'ONOF e l'AIPC respingono fermamente le interpretazioni generiche che derubricano le tragedie domestiche dell'anzianità a "gesti disperati di pietà o di soccorso". Nel caso consumatosi a Roma, l'evento viene rubricato a pieno titolo quale femminicidio e suicidio:

  • L'atto unilaterale dell'uomo che decide arbitrariamente di recidere la vita della compagna non autosufficiente o sofferente rappresenta l'espressione massima di annullamento dell'altrui autodeterminazione, in cui il controllo della morte dell'altro precede l'annientamento di sé.
  • Includendo la corretta attribuzione di tale evento, il computo complessivo registra nella settimana 4 gravissimi episodi diretti contro donne (2 femminicidi consumati e 2 tentati femminicidi), cui si concatenano 2 condotte suicidarie agite dai rispettivi compagni o ex compagni:
    1. Femminicidio consumato su ex compagna (Cassano Magnago, vittima di 69 anni investita mortalmente dall'ex convivente di 73 anni).
    2. Femminicidio consumato e contestuale suicidio dell'autore (Roma, vittima di 87 anni uccisa con arma da fuoco dal marito di 88 anni).
    3. Tentato femminicidio e conseguente tentato suicidio dell'autore (Imola, donna scampata alle minacce letali del marito di 41 anni, poi gettatosi da un viadotto).
    4. Tentato femminicidio su ex compagna (Bari, donna aggredita sul lavoro con materiale infiammabile dall'ex marito di 44 anni).

 

5. Decomposizione statistica e variabili fenomenologiche

5.1 Distribuzione di genere e tipologia del passaggio all'atto

  • Vittime complessive (N = 9): La prevalenza della vittimizzazione appartiene al genere femminile con il 56% (5 donne coinvolte tra decessi e scampati agguati), mentre gli uomini costituiscono il 44% (4 soggetti). Sotto il profilo della letalità consumata, le donne rappresentano il 75% dei decessi (3 casi su 4: le due vittime di femminicidio a Cassano Magnago e Roma e la madre anziana a Mirandola). La casistica maschile annovera un genitore anziano ucciso dal figlio e i 2 autori maschi protagonisti dei gesti suicidari correlati.
  • Presunti Autori (N = 6): Il profilo di chi agisce la lesività è quasi totalmente maschile, attestandosi all'83% (5 uomini). Si riscontra un solo caso con presunta autrice donna (17%), relativo all'accoltellamento del coniuge in provincia di Benevento.

 

5.2 La Variabile Dirimente: Il Grado di Familiarità

La matrice relazionale qualifica in modo netto l'intera casistica, azzerando i fatti di sangue tra estranei o semplici conoscenti a beneficio esclusivo delle relazioni primarie:

  • Analisi riferita alle vittime (N = 9): Il legame coniugale o di convivenza in atto assorbe il 34% dei casi (3 vittime), seguito con quote paritarie del 22% dalle dinamiche con l'ex partner (2 casi), dai vincoli parentali di primo grado (2 genitori massacrati dal figlio) e dalle condotte autolesive dirette verso la propria persona da parte degli autori (2 casi). I delitti tra conoscenti si attestano allo 0%.
  • Analisi riferita agli autori (N = 6): La metà dei responsabili ha aggredito il partner attuale (50%, 3 soggetti), un terzo ha colpito l'ex compagna (33%, 2 soggetti) e la restante quota ha agito contro i propri ascendenti diretti (17%, 1 soggetto).

 

5.3 Età e vulnerabilità della terza e quarta età

Emerge con drammatica evidenza la concentrazione del rischio tra le persone anziane:

  • Il 56% delle vittime totali ha un'età pari o superiore a 72 anni (5 persone su 9). Se si isolano i soli omicidi consumati, la percentuale sale al 75%, coinvolgendo quasi interamente soggetti ultra-settantenni e ultra-ottantenni.
  • La componente gerontologica caratterizza anche gli aggressori: la fascia 72+ anni copre il 33% degli autori (con uomini di 73 e 88 anni), affiancata nella medesima misura percentuale (33% e 34%) dalle coorti di mezza età comprese tra i 36 e i 71 anni.

 

5.4 Distribuzione sul territorio e mezzi d'offesa

  • Ripartizione geografica: Il Nord Italia catalizza il 50% degli eventi delittuosi (3 episodi), il Sud e le Isole il 33% (2 episodi) e il Centro il 17% (1 episodio).
  • Mezzi adoperati: La diversificazione degli strumenti riflette sia agiti di inaudita ferocia sia condotte pianificate: si va dalle armi bianche e da taglio (impiegate per sevizie e decapitazione a Mirandola e nel diverbio coniugale di Pago Veiano), alle armi da fuoco (nel femminicidio-suicidio capitolino), fino a vetture utilizzate ad alta velocità come corpi contundenti e all'impiego di sostanze chimiche e infiammabili.

 

6. Tratteggio descrittivo dei profili tipici di omicidio consumato

Dall'incrocio delle matrici statistiche relative ai soli eventi letali consumati emergono tre configurazioni personologiche e criminologiche prevalenti:

  • Il profilo tipico della vittima uomo: Rappresenta il 100% dei decessi maschili settimanali ed è caratterizzato da una persona di età molto avanzata (interamente concentrata nella fascia dai 72 anni in su) residente nelle regioni settentrionali. Il legame che la unisce al carnefice è di natura strettamente parentale (nello specifico, il rapporto genitore-figlio), e la letalità si consuma attraverso l'azione devastante di armi da taglio e bianche impiegate all'interno dell'abitazione.
  • Il profilo tipico della vittima donna: Costituisce la quota prevalente dei decessi censiti (75% del totale delle vittime consumate). Dal punto di vista anagrafico, appartiene nella maggioranza dei casi (67%) alla fascia geriatrica oltre i 72 anni, con eventi concentrati per i due terzi nell'Italia settentrionale. Sotto il profilo relazionale, la donna risulta esposta trasversalmente all'eterodirezione letale da parte di partner attuali (34%), ex compagni (33%) e figli consanguinei (33%), affrontando modalità soppressive composite che spaziano dalle armi da taglio, all'uso cinetico di mezzi di trasporto, fino all'impiego di armi da fuoco.
  • Il profilo tipico dell'autore uomo: Rappresenta la totalità degli esecutori di omicidio consumato (100% uomini). Si tratta prevalentemente di un individuo in età geriatrica avanzata (67% oltre i 72 anni), localizzato geograficamente nel Nord del Paese. La sua azione distruttiva si orienta in modo uniforme contro partner, ex compagne o genitori conviventi, ricorrendo a un ventaglio lesivo eterogeneo che include strumenti da taglio, armi da fuoco e veicoli scagliati deliberatamente contro la vittima.

 

7. Decodifica psicotraumatologica: disregolazione emotiva e collasso della finestra di tolleranza

La psicotraumatologia relazionale rigetta qualunque interpretazione riduzionista volta ad etichettare il delitto come mero "raptus", "momento di follia" o semplice devianza socio-culturale. La transizione verso l'aggressione letale o gravemente lesiva affonda le proprie radici nei meccanismi biologici, affettivi e neurovegetativi dell'individuo:

  1. La vulnerabilità nei soggetti con C-PTSD: Nelle persone che presentano tratti o quadri strutturati di Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso (C-PTSD) — originati da traumi relazionali precoci, modelli di attaccamento disorganizzato o storie di grave deprivazione — la finestra di tolleranza emotiva risulta drasticamente ristretta. Il sistema nervoso autonomo perde la capacità fisiologica di autoregolarsi e di modulare l'oscillazione tra iper-attivazione simpatica e ipo-attivazione parasimpatica.
  2. Il grado di familiarità quale detonatore persecutorio: La prossimità affettiva e la convivenza prolungata fungono sovente da riattivatori traumatici. Davanti a vissuti di abbandono, dinanzi alla frustrazione del controllo o in condizioni di logoramento cronico dell'assistenza all'interno della coppia anziana, l'altro non viene più percepito come base sicura, bensì come un agente di minaccia persecutoria.
  3. Il collasso prefrontale e il passaggio all'atto: Quando l'intensità della minaccia percepita oltrepassa i ristretti argini della finestra di tolleranza, si realizza un repentino iper-arousal simpatico che inibisce il controllo top-down della corteccia prefrontale. Le risposte razionali lasciano il passo a una dominanza limbico-amigdaloidea arcaica: il passaggio all'atto — sia esso attuato con forme di accanimento brutale (overkilling), con l'impatto veicolare o con la dinamica letale femminicida seguita dal suicidio — costituisce una scarica somatomotoria incoercibile determinata dal collasso della regolazione degli impulsi e da un'incapacità biologica di gestire la disregolazione emotiva, come costantemente provato dalle evidenze scientifiche di CIPR, ONOF e AIPC.

 

8. Il modello di prevenzione clinico-funzionale AIPC / CIPR

L'interruzione della violenza intrafamiliare esige un cambio di prospettiva: la stima del rischio non può rimanere ancorata a parametri meramente sociali, anagrafici o penali, ma deve radicarsi in una diagnosi clinico-funzionale e neurofisiologica:

  • Protocollo V.E.R.A.® (Violence Emotional Risk Assessment): Metodologia specialistica validata per la profilazione e la valutazione clinica del rischio lesivo, concepita per mappare la vulnerabilità psicotraumatica, quantificare gli indici di disregolazione affettiva e prevenire il passaggio all'atto prima che l'arousal oltrepassi la finestra di tolleranza.

 

  • Piattaforma V.I.S.T.A.® e Scala S.I.R.A. (Scala Implicita di Resipiscenza e Attivazione): Dispositivi di screening e di monitoraggio psicodiagnostico impiegati per misurare nel tempo il grado di consapevolezza emotiva, la presenza di risonanza empatica e l'effettiva evoluzione della capacità di resipiscenza nell'offender.
  • Biofeedback psicofisiologico multicanale: Trattamento d'elezione integrato nei percorsi terapeutici del CIPR per il recupero della stabilità autonomica. Tramite la rilevazione continua di parametri psicofisiologici oggettivi — variabilità della frequenza cardiaca (HRV), risposta galvanica cutanea (EDA) ed elettromiografia di superficie (sEMG) — il soggetto viene addestrato a riconoscere i precursori somatici pre-cognitivi della rabbia e dell'angoscia, disinnescando la reattività neurovegetativa ed estendendo la propria finestra di tolleranza.

 

9. Contatti Istituzionali e Servizi Territoriali

L’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC ETS) e il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR) offrono percorsi specialistici di accoglienza, valutazione psicodiagnostica, assessment del rischio e riabilitazione neurovegetativa rivolti sia alle vittime sia a presunti o accertati autori di condotte lesive intrafamiliari:

Centri clinici operativi: Roma e Pescara

E-mail istituzionale: aipcitalia@gmail.com

Sportello Unico WhatsApp: 392 440 1930 (attivo quotidianamente dalle ore 11:00 alle ore 16:00)

Sito Web scientifico di riferimento: www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it

 

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