Dedichiamo finalmente attenzione alla Scienza della Violenza e dello Stalking: oltre il conteggio delle vittime, oltre il dibattito sulle pene e al di là dei continui ritocchi ai codici penali, la ricerca clinica e psicotraumatologica fornisce dati oggettivi indispensabili per profilare gli autori, prevenire la recidiva e scongiurare il passaggio all’atto grave.
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ROMA / PESCARA – Di fronte alla violenza relazionale e allo stalking, il dibattito pubblico non può più esaurirsi nella conta statistica o nello scontro sanzionatorio. La reale prevenzione richiede un cambio di paradigma fondato sull'evidenza clinica e sulla neurobiologia della disregolazione emotiva.
A compiere questo salto di qualità è il nuovo contributo scientifico curato da Massimo Lattanzi, Tiziana Calzone e Carmen Pellino per l’AIPC ETS e il CIPR, forte di oltre vent'anni di esperienza sul campo: dall’istituzione nel 2002 dell’Osservatorio Nazionale Stalking all’avvio nel 2007 delle attività del Centro Presunti Autori di Violenza e Stalking.
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Il cuore della scoperta: la correlazione diretta tra profilo di freezing e condotte persecutorie
La novità scientifica più dirompente emersa dallo studio risiede nella stretta correlazione neurofunzionale tra il profilo psicofisiologico di congelamento difensivo (freezing) e gli agiti persecutori dello stalker.
L’evidenza clinica documenta che negli individui con trauma complesso (C-PTSD) e ridotta finestra di tolleranza emotiva, la minaccia di rottura o abbandono scatena un sequestro limbico e una reazione di freezing somatico. L'organismo collassa in uno stato di stasi viscerale intollerabile e non modulata dal freno vagale: lo stalking non si configura come una semplice strategia preordinata, bensì come una scarica motoria compulsiva (acting-out omeostatico) originata e alimentata direttamente da quel blocco psicofisiologico, nell'estremo e distorto tentativo di forzare il ripristino dell'equilibrio interno.
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Campione clinico-forense e metodologia oggettiva
L'indagine ha monitorato un campione clinico-forense di autori di atti persecutori (art. 612-bis c.p.) inseriti in percorsi riabilitativi e di sospensione condizionale della pena, oggettivando la vulnerabilità neurofisiologica attraverso:
- Biofeedback multicanale: rilevazione continua di conduttanza cutanea (SCL), tono mioelettrico (EMG), variabilità cardiaca (HRV), dinamica respiratoria e temperatura periferica sotto stress emotivo-relazionale.
- Scala S.I.R.A. (Scala Implicita di Resipiscenza e Attivazione): strumento ideato per quantificare lo scarto tra consapevolezza dichiarata a livello verbale e la reale carica somato-viscerale residua.
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Le evidenze: superare la "dubitativa resipiscenza"
I dati attestano un vero collasso dei sistemi fisiologici di autoregolazione:
- Blocco acuto e immobilizzazione tonica: di fronte al trigger relazionale, il soggetto entra in apnea difensiva, picco simpatico e contrattura mioelettrica.
- Inerzia autonomica ("coda lunga"): cessato lo stimolo, l'attivazione viscerale persiste a lungo senza permettere il rientro nei parametri basali.
- Dissociazione corpo-mente e consapevolezza fragile: la Scala S.I.R.A. svela come il pentimento formale o l'ammissione di colpa mascherino spesso una completa assenza di regolazione somatica. Questa dubitativa resipiscenza lascia inalterato un altissimo rischio di recidiva e passaggio all'atto qualora il trigger si ripresenti.
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Appello alla rete istituzionale
Questi risultati dimostrano i limiti strutturali di percorsi trattamentali basati esclusivamente sulla parola e attestano l'urgenza di integrare protocolli di biofeedback training e interventi focalizzati sul trauma relazionale. Per consolidare queste evidenze su casistiche sempre più ampie, AIPC ETS e CIPR offrono la propria collaborazione a magistratura, istituzioni, servizi territoriali e centri per presunti autori, unendo le forze per standardizzare protocolli scientifici capaci di profilare il rischio reale, disinnescare l'escalation prima del passaggio all'atto grave e garantire un'effettiva tutela sociale.
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Sedi operative e cliniche: Roma e Pescara,Â
WhatsApp: +39 392 4401930 (tutti i giorni dalle 11:00 alle 16:00),Â
E-mail: aipcitalia@gmail.com,Â
Sito web: www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it.
