Oltre la cronaca del femminicidio: il ruolo della famiglia tra trasmissione di modelli e prevenzione del rischio. Parte 1
La rottura dell'illusione salvifica e il riconoscimento precoce dei segnali d'allarme
A cura di: Massimo Lattanzi e Tiziana Calzone Edizione: AIPC Editore 2026
Chi siamo
Il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR) e l'Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC) operano nell'ambito della ricerca scientifica, clinica e criminologica integrata. Attraverso modelli avanzati di psicotraumatologia relazionale, biofeedback e protocolli clinici evidence-based, gli enti promuovono percorsi di prevenzione primaria, secondaria e di intervento specialistico sulle dinamiche di violenza, sulla disregolazione emotiva e sull'impatto dei traumi complessi individuali e di coppia.
La rottura dell'illusione salvifica e il riconoscimento precoce dei segnali d'allarme
La prevenzione primaria e secondaria del femminicidio richiede la decostruzione delle dinamiche relazionali e la lettura precoce dei segnali di rischio, trasformando l'osservazione dei familiari in un presidio di protezione efficace e non collusivo.
La trappola della "salvezza" e il legame traumatico
Nelle relazioni caratterizzate da violenza di genere, la presenza di precedenti condotte aggressive, minacce o manifestazioni psicopatologiche nell'autore attiva spesso nella vittima una dinamica di accudimento disfunzionale: l'illusione di poter "curare", contenere o cambiare il partner.
- Normalizzazione del pericolo: La vittima tende a minimizzare episodi pregressi (minacce con armi, condotte persecutorie, violenze verbali o fisiche), catalogandoli come temporanee perdite di controllo o conseguenze del disturbo dell'altro.
- Isolamento progressivo: L'aggressore restringe la rete sociale della donna, rendendo il contesto diadico l'unico metro di valutazione della realtà.
- Restringimento della finestra di tolleranza: L'esposizione cronica alla minaccia instaura una disregolazione emotiva costante e un legame traumatico profondo, che paralizza la capacità di autodifesa e fuga.
Il ruolo del sistema familiare: dalla tolleranza alla frattura dell'illusione
I familiari, spesso testimoni o confidenti dei primi segnali d'allarme, oscillano talvolta tra il timore di intromettersi e la speranza che la situazione rientri, finendo involontariamente per farsi carico della gestione delle crisi del partner aggressivo.
- Decostruire il mito riparativo: Il primo intervento fondamentale della famiglia consiste nel nominare la realtà senza giustificazioni: la patologia psichica, le dipendenze o l'instabilità emotiva non attenuano la pericolosità e non sono curabili dall'amore o dalla dedizione del partner.
- Riconoscere l'escalation: Minacce dirette, controllo ossessivo, gelosia delirante o uso di armi bianche e oggetti contundenti non sono "momenti di nervosismo", ma indicatori clinici e criminologici di altissimo rischio di passaggio all'atto.
- Superare la delega individuale: La famiglia deve chiarire con fermezza che la gestione di una persona aggressiva o gravemente disturbata compete esclusivamente ai servizi sanitari specialistici e alle autorità competenti, mai al singolo individuo.
Linee di azione preventiva per il nucleo familiare
Quando emergono comportamenti violenti o patologie conclamate associate ad aggressività, il supporto genitoriale e parentale deve essere proattivo e strutturato:
- Confronto assertivo e privo di colpevolizzazione: Ribadire alla persona coinvolta: "Tu sei la vittima, non il terapeuta né la garanzia della sua stabilità; restare non salva lui/lei, ma espone te a un rischio fatale".
- Attivazione immediata delle reti esterne: Non gestire privatamente le minacce o i tentativi di aggressione. È indispensabile rivolgersi tempestivamente ai Centri Antiviolenza (numero 1522), alle forze dell'ordine e ai dipartimenti di salute mentale.
- Pianificazione della sicurezza: Predisporre strategie concrete di allontanamento e messa in sicurezza della vittima, evitando colloqui "chiarificatori" o tentativi di mediazione intrafamiliare, che nelle fasi di rottura rappresentano il momento a più alto rischio di letalità.
A novembre la campagna nazionale di prevenzione AIPC–CIPR
Per rompere l’invisibilità del dolore non elaborato, a novembre AIPC e CIPR attiveranno una campagna straordinaria di prevenzione rivolta a:
- Popolazione: screening clinici, sensibilizzazione e supporto per intercettare precocemente il sovraccarico emotivo e il lutto complicato prima che degenerino in violenza.
- Professionisti della salute mentale e criminologi: percorsi specialistici e tavole rotonde sull'acquisizione di protocolli operativi avanzati e sul valore indispensabile della supervisione clinico-forense.
Sportello clinico e prevenzione specialistica
Il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR), attivo nelle sedi di Roma e Pescara, accoglie persone, coppie e famiglie attraverso protocolli scientifici dedicati alla valutazione e al trattamento dei traumi pregressi, alla gestione delle relazioni disfunzionali e alla decostruzione dei modelli familiari disfunzionali.
Per informazioni, consulenze e presa in carico:
- E-mail: aipcitalia@gmail.com
- WhatsApp / Telefono: 3924401930 (attivo tutti i giorni feriali)
- Sito web di riferimento: www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it
Monitoraggio scientifico e osservatorio delitti familiari
Chi fosse interessato a una misurazione settimanale, mensile, semestrale e annuale dei delitti familiari, degli omicidi familiari e dei tentati omicidi familiari può collegarsi al sito www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it per consultare i dati, i report statistici e le analisi psico-criminologiche costantemente aggiornati.