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Analisi clinica e criminologica del caso A. S.: Traumatizzazione complessa, disregolazione emotiva e l'inganno

16/02/2026 15:51

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Analisi clinica e criminologica del caso A. S.: Traumatizzazione complessa, disregolazione emotiva e l'inganno neurobiologico del circuito “Sto Bene”

Analisi clinica e criminologica del caso A. S.: Traumatizzazione complessa, disregolazione emotiva e l'inganno neurobiologico del circuito “Sto Bene”​

Analisi clinica e criminologica del caso A. S.: Traumatizzazione complessa, disregolazione emotiva e l'inganno neurobiologico del circuito “Sto Bene”

​A cura di: Massimo Lattanzi e Tiziana Calzone 

 

Nota Metodologica: Il presente report è elaborato esclusivamente attraverso la metodologia OSINT (Open Source Intelligence), basata sulla raccolta, selezione e analisi sistematica di dati provenienti da fonti aperte e testate giornalistiche. Tale analisi non intende in alcun modo sostituirsi al lavoro delle istituzioni preposte né ai dati istituzionali ufficiali. Si configura come un ulteriore contributo clinico e fenomenologico basato sull’applicazione di protocolli scientifici integrati (AIPC, CIPR, ONOF), consolidati attraverso lo studio di una vasta popolazione di soggetti raccolti in circa venticinque anni di attività e ricerca sul campo.

 

La vicenda di A. S. rappresenta un caso paradigmatico per lo studio delle dinamiche di violenza estrema maturate in contesti di prossimità e per la valutazione della recidiva attraverso la lente della psicotraumatologia relazionale. Il caso, culminato nel 2011 con l'omicidio dell'anziana vicina di casa F. M. e segnato da una recente evoluzione critica nel febbraio 2026 con il mancato rientro da un permesso premio, offre l'opportunità di un'analisi profonda supportata dai modelli teorici e clinici dell'Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC), del Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR) e dell'Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari (ONOF). Attraverso lo studio degli approcci metodologici di Massimo Lattanzi e Tiziana Calzone, è possibile decodificare il comportamento della Sevillano come l'esito di una complessa architettura traumatica caratterizzata dal Disturbo da Stress Post-Traumatico Complesso (C-PTSD), da una grave disregolazione emotiva e dal fenomeno clinico descritto come il paradosso dello 'Sto bene'.

 

Settimana del Cervello 2026: La mente al centro della prevenzione. Non perdere il webinar gratuito “COMPRENDERE LA MENTE PER PREVENIRE LA VIOLENZA”. Esploreremo insieme gli strumenti clinici per riconoscere e prevenire la violenza attraverso la regolazione emotiva. Clicca sul link per partecipare: https://www.settimanadelcervello.it/event/comprendere-la-mente-per-prevenire-la-violenza/

 

Inquadramento storico e fenomenologico del Caso di A.S.

​La traiettoria criminale e detentiva di A. S. deve essere analizzata partendo dall'evento originario per poi giungere alla recente rottura del patto riabilitativo. Il profilo biografico della donna delinea una cronologia precisa: l'omicidio di F. M. avvenne nel 2011 a Bollate, motivato dalla sottrazione del bancomat della vittima. La S., che oggi ha 42 anni, stava scontando una condanna presso il Carcere di Bollate con un fine pena previsto per il 2032. Nonostante usufruisse di permessi premio già dal 2023, la sera del 15 febbraio 2026 non ha fatto rientro in struttura, innescando le ricerche per evasione.

​L'omicidio del 2011 delinea una tipologia che l'ONOF classifica come "omicidio di prossimità". In questi casi, la violenza non è necessariamente legata a vincoli di sangue, ma a rapporti basati sulla vicinanza fisica e relazionale. La scelta di una vittima vulnerabile e la sproporzione tra lo stimolo (il bisogno di denaro) e la risposta (l'atto omicidiario) suggeriscono una compromissione della regolazione emotiva. Secondo Lattanzi e Calzone, l'aggressione a una figura di prossimità può riflettere la riattualizzazione di dinamiche traumatiche infantili, dove la vittima diventa l'oggetto su cui proiettare bisogni di regolazione esterna non soddisfatti.

​Il mancato rientro nel 2026, a pochi anni dalla libertà definitiva, solleva interrogativi sulla reale elaborazione del trauma. Dal punto di vista psicotraumatologico, questi episodi possono rappresentare "fallimenti dell'autoregolazione" di fronte all'ansia del cambiamento o alla riattivazione di paure abbandoniche legate all'imminente fine della pena.

 

Ascolta il podcast sul Canale AIPC Editore su Spotify, MENTE|CRIMINE|TRAUMA: Analisi clinica e criminologica del caso A. S.: Traumatizzazione complessa, disregolazione emotiva e l'inganno neurobiologico del circuito “Sto Bene”. clicca sul link:

https://open.spotify.com/episode/57HeaBhwScL2LDspq8Yqj2?si=Yns6QjQJSw2FyoRwF4HNdQ

 

La lente della psicotraumatologia relazionale

​Il modello teorico sviluppato da Lattanzi e Calzone permette di interpretare il caso attraverso i concetti di C-PTSD e di disregolazione emotiva, superando la dicotomia tra colpa e malattia per approdare a una comprensione funzionale del comportamento deviante.

 

Il C-PTSD e la finestra di tolleranza

​Il C-PTSD trae origine da traumi interpersonali cronici che condizionano la capacità dell'individuo di restare entro la propria "finestra di tolleranza", ovvero l'intervallo di attivazione del sistema nervoso in cui è possibile elaborare informazioni ed emozioni razionalmente. Quando un soggetto con una storia di trascuratezza o abuso esce da questa finestra, entra in uno stato di iper-attivazione (rabbia, panico) o ipo-attivazione (dissociazione). In tali stati, l'azione diventa un tentativo automatico di recuperare equilibrio, anche attraverso la violenza o la fuga.

 

Il paradosso del caregiver e la bolla traumatica

​Alla base di queste dinamiche vi è il "Paradosso del Caregiver" di Giovanni Liotti, che si manifesta quando la figura di attaccamento è contemporaneamente fonte di paura e protezione. Questo conflitto porta a un attaccamento disorganizzato e alla formazione di una "Bolla Traumatica", uno spazio isolato e autoreferenziale che funge da camera dell'eco per il trauma originale. Nel caso della S., il contesto carcerario potrebbe aver agito come una bolla protettiva, la cui rottura improvvisa durante il contatto con l'esterno (il permesso) ha richiesto una capacità di regolazione autonoma ancora non consolidata.

 

Non perdere la sintesi della prima parte del Summit Internazionale: "La Rivoluzione nella cura del C-PTSD e la prevenzione della violenza". Clicca sul link per approfondire: 

https://www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it/articoli/post/301534/sintesi-prima-parte-del-summit-internazionale-13-febbraio-2026:-la-rivoluzione-nella-cura-del-c-ptsd-e-la-prevenzione-della-violenza

 

Il progetto 'Sto Bene!' e l'inganno neurobiologico

​Il progetto "Sto bene!", presentato durante il Summit Internazionale del 13 febbraio 2026, affronta la sfida dell'inaffidabilità della narrazione verbale nel trattamento del trauma. Massimo Lattanzi identifica l'affermazione "Sto bene!" non come segno di salute, ma come un "inganno neurobiologico". In individui con C-PTSD, il cervello può disconnettere i sensori interni per sopravvivere al dolore, creando una "cecità interiore" o alessitimia traumatica.

​Questo inganno può trarre in inganno i professionisti del sistema penitenziario: la Sevillano potrebbe aver riferito sinceramente di stare bene per anni, ottenendo i permessi premio, mentre la sua struttura psicofisiologica rimaneva instabile. Per superare questo limite, l'approccio AIPC-CIPR integra il Biofeedback, utilizzando parametri come la Variabilità della Frequenza Cardiaca (HRV), la Risposta Galvanica della Pelle (GSR) e la tensione muscolare (elettromiografia - EMG) per oggettivare il disagio e identificare segnali di allerta fisiologici prima che diventino azioni violente.

Il ruolo dell'ONOF e l'analisi dei profili di violenza

​L'Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari fornisce dati essenziali per comprendere il rischio. Le analisi ONOF evidenziano variabili cliniche cruciali: il rischio di violenza letale è massimo nei legami stretti o di prossimità, e modalità aggressive come l'uso di armi da taglio indicano spesso scariche pulsionali derivanti dall'incapacità di regolare la rabbia nell'intervallo di tolleranza.

​Recenti ricerche mostrano che il 61% degli autori di violenza presenta livelli critici di somatizzazione e tratti narcisistici o negativistici, mentre il 67% delle vittime manifesta ipervigilanza e senso di colpa. Questi dati confermano che il passaggio all'atto è preceduto da una fase di chiusura del discorso, in cui il disagio non trova altra via d'espressione se non l'atto fisico.

Strategie d'intervento: Il protocollo V.E.R.A. e il modello ntegrato

​Per prevenire la recidiva e gestire il rischio, l'AIPC propone il protocollo V.E.R.A. (Violence Emotional Risk Assessment). Questo strumento rappresenta lo stato dell'arte nella diagnosi predittiva e nel trattamento del C-PTSD Relazionale, segnando il passaggio da una clinica descrittiva a una terapia di precisione neurobiologica.

Il protocollo V.E.R.A. e la ricostruzione del sé

​Il protocollo V.E.R.A. si discosta dalle valutazioni esclusivamente sociali per approdare a un assessment clinico rigoroso del rischio di violenza. Insieme al modello integrato AIPC-CIPR, il percorso prevede diverse fasi:

  1. Diagnosi del trauma: Utilizzo di scale per mappare l'impatto delle ferite relazionali.
  2. Training di Autoregolazione: Impiego del Biofeedback (HRV, GSR e tensione muscolare EMG) per insegnare al soggetto a modulare lo stress fisiologico involontario e migliorare la consapevolezza corporea.

 

Conclusioni e raccomandazioni clinico-forensi

​L'analisi del caso A. S. dimostra che la conformità esteriore e le dichiarazioni verbali del detenuto non sono indicatori sufficienti di riabilitazione. L'applicazione del protocollo V.E.R.A. suggerisce che la valutazione del rischio debba includere la capacità oggettiva di restare entro la finestra di tolleranza durante i momenti di stress, come i permessi premio.

​In sintesi, il modello AIPC/CIPR applicato a questo caso evidenzia come l'identificazione del C-PTSD spieghi la sproporzione della violenza del 2011 come un fallimento regolatorio. Il superamento del paradosso dello 'Sto bene' attraverso il monitoraggio della Variabilità della Frequenza Cardiaca, della Risposta Galvanica e della tensione muscolare permetterebbe una profilazione del rischio di recidiva molto più accurata, basata sulla stabilità neurobiologica del soggetto. Infine, il protocollo offre strumenti pratici per la regolazione affettiva post-detenzione, essenziali per evitare che la libertà venga percepita come uno stimolo intollerabile da un sistema nervoso ancora intrappolato nel passato traumatico.

 

Prossimi appuntamenti del venticinquennale

Vi invitiamo a restare al nostro fianco per i futuri momenti di formazione e ricerca già in programma:

 

Marzo 2026: In occasione della Settimana del Cervello (27 marzo), l’AIPC offrirà webinar gratuiti dedicati ai nuovi studi sulla regolazione emotiva e sulla neurobiologia del trauma.

Aprile 2026: Il 22 aprile inizierà il nuovo ciclo di seminari in collaborazione con la Formazione Continua in Psicologia (FCP) per approfondire l’analisi del rischio e la psicotraumatologia relazionale.

Maggio e giugno 2026: Proseguiranno gli incontri tecnici e i laboratori esperienziali focalizzati sull’integrazione del biofeedback e degli IAA nei protocolli di cura.

 

Sostieni la Ricerca: Il tuo contributo è fondamentale per i nostri prossimi 25 anni Per permetterci di continuare a offrire percorsi di eccellenza, sostenere la ricerca scientifica e fornire supporto specialistico alle vittime e agli autori di violenza, il tuo aiuto è prezioso. Puoi sostenerci in due modi:

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Insieme, da venticinque anni, trasformiamo la sofferenza in consapevolezza e il trauma in una nuova opportunità di vita. Grazie per essere stati con noi e per aver reso questo Summit un momento di straordinaria partecipazione e speranza.

 

Per info e contatti:

Sito: www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it

E-mail: aipcitalia@gmail.com

WhatsApp: 3924401930 (attivo tutti i giorni ore 11:00-16:00)

 

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